Sabato, 21 ottobre 2017 - ORE:08:25

Alla scoperta dei nuovi gruppi sanguigni


E’ passato più di un secolo da quando Karl Landsteiner riuscì a fornire un primo modello organico dei vari gruppi sanguigni dell’uomo: con i suoi celeberrimi studi si giunse alla definizione del cosiddetto “ sistema AB0 “, che contempla i quattro gruppi A, B, AB, e 0, nonché alla scoperta del fattore Rh, che origina il suo nome dalle prime analisi condotte su esemplari di Macaco Rhesus.

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Il gruppo sanguigno è un insieme di fattori – più propriamente “ antigeni “ – di varia natura – proteica, glucidica, lipidica, glicoproteica – che, in base alla loro presenza od assenza, determinano un fenotipo particolare sulla superficie delle cellule rosse del sangue, gli eritrociti o globuli rossi. Questo assetto di fattori, specifico per ogni gruppo sanguigno, è determinato in senso stretto dai geni dell’individuo portatore di tale gruppo: in base a questa dipendenza genetica vengono condotte molte analisi, ad esempio l’attribuzione della paternità in caso di scambi di neonato in ostetricia.

Questa elevata specificità a livello molecolare comporta anche degli aspetti che, se trascurati, possono risultare fatali per la vita dell’individuo: una trasfusione di sangue con un gruppo sanguigno non compatibile con il proprio può portare ad un coagulo esteso del sangue circolante e a morte rapida. Tale tragica conseguenza è mediata da un altro assetto di fattori proteici che ogni individuo porta nel plasma sanguigno, gli anticorpi: questi sono molecole che mediano la cosiddetta risposta immunitaria umorale, che in questo caso risulta letale perché molto estesa, che vede legarsi gli anticorpi dell’individuo a tutti quei globuli rossi trasfusi che hanno molecole in più esposte sulla loro superficie rispetto ai globuli rossi dell’organismo.

Questo spiega, ad esempio, perché un sangue di gruppo 0 ( lo zero significa che i globuli rossi non presentano antigeni ) può essere trasfuso a chiunque – in linea generale – e perché invece un sangue di gruppo AB, corredato di eritrociti presentanti entrambi i set di antigeni, può essere trasfuso solo ad altri individui di gruppo AB.

Come si può intuire facilmente, la conoscenza di tali gruppi sanguigni ha reso accessibile una vasta gamma di conoscenze sulla composizione molecolare del sangue, uno dei tessuti più eterogenei dell’organismo in fatto di composizione cellulare, e ha reso inoltre possibili una serie di terapie prima impensabili o assolutamente inattuabili, prima fra tutte la trasfusione di sangue, che non torna utile solo in casi di gravi incidenti ma anche – e soprattutto – nella cura di malattie quali la talassemia, meglio conosciuta come anemia mediterranea.

Al giorno d’oggi molti altri sistemi di gruppi sanguigni sono stati definiti e molti altri fattori sono stati isolati: i vari gruppi sono circa una trentina, ma si è certi che la ricerca in questo campo non sia ancora da ritenersi conclusa. E’ di questo avviso Bryan Ballif, coordinatore delle ricerche alla Università del Vermont, il cui team di ricerca ha alzato il numero di gruppi sanguigni da 30 a 32: gli ultimi ritrovati di questa ricerca – spiega Ballif – sono Junior e Langereis, in siglia Jr e Lan. I geni che codificano le proteine di questi due gruppi, ABCG2 e ABCB6, sono stati isolati, ma la sorpresa più grande è un’altra: queste due proteine sono già state identificate in precedenza come proteine transmebrana a funzione antagonista nei confronti dei farmaci antitumorali.

Il gruppo di Ballif è in effetti partito dall’analisi del siero delle persone portatrici di tali gruppi – perlopiù giapponesi e zingari d’Europa – per isolarne gli anticorpi, riuscendo così a capire il tipo di antigeni tollerati sui globuli rossi del sangue di tali persone. Lo stupore è stato grande quando, all’analisi spettrometrica, le proteine sono risultate essere questi ben noti carrier transmembranali.

Da qui alla determinazione dei geni responsabili dei fenotipi Jr e Lan il passo è stato breve, comprendendo così anche la morfologia dei fenotipi “ negativi “ ( Jr- e Lan- ) in caso di una produzione degli antigeni non corretta con peptidi non funzionali. La ricerca di Ballif e colleghi, pubblicata su “ Nature Genetics “, contribuisce alla determinazione più precisa dei fenotipi esposti sulla superficie cellulare degli eritrociti, rendendo così più accurate le future procedure di trasfusione e trapianto.



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