Lunedi, 23 ottobre 2017 - ORE:09:46

Biologia molecolare del cancro: al guardiano del genoma si affianca un Drago

biologia molecolare del cancro

biologia molecolare del cancro

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P53, la molecola che previene la deriva tumorale per eccellenza, da oggi ha un nuovo alleato: la proteina Drago. E’ questo il nome che è stato conferito da un team romano dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri“ a questo piccolo ma importante composto, presente in ciascuna delle cellule del nostro organismo che, come p53 ed insieme ad essa, aiuta ad evitare che la cellula intraprenda quel pericoloso sentiero che è la mutazione in senso oncologico.

Il ruolo della biologia molecolare nella ricerca per la comprensione dei meccanismi che portano allo sviluppo di cancro è stato sempre più importante con il passare degli anni, divenendo un vero e proprio fulcro per tutte le ricerche, cliniche e di laboratorio, che gravitano intorno alla prevenzione ed alla terapia dei tumori. Grazie a tecniche molecolari sempre più sofisticate siamo riusciti a comprendere la forma e le dimensioni di una delle sfide più impegnative della Medicina contemporanea, ovvero la terapia del cancro: difficilmente esiste un tumore uguale ad un altro, ognuno ha le sue caratteristiche e le sue peculiarità, anche perché parte sostanzialmente dal patrimonio genetico “corrotto“ del paziente oncologico stesso, che, come è noto da tempo, è unico per ciascun individuo. Sul fronte clinico dunque la ricerca mira ad individuare le caratteristiche comuni in ciascuna tipologia di cancro, cercando di individuarne stadi di progressione, malignità, invasività, letalità. Dall’altro lato, la ricerca molecolare e farmacologica cercano di comprendere i meccanismi comuni alla base dello sviluppo di una problematica che si sviluppa in modo così eterogeneo, praticamente unico per ogni paziente, per permettere una terapia sempre più “cucita addosso alla persona“, tailored come la descrivono i Paesi anglosassoni, ma che bersagli, dove possibile, i meccanismi che più di frequente si guastano nello sviluppo di ogni patologia oncologica.

P53, il guardiano del genoma nella biologia molecolare del cancro

cancroMolteplici studi di biologia molecolare si sono concentrati sul ruolo di questa proteina dalla fondamentale importanza: codificata dal gene TP53, è una piccola molecola multifunzione. Essa agisce su più livelli in parallelo nel metabolismo cellulare, regolamentando soprattutto l’espressione dei vari geni per la proliferazione, l’espressione differenziale di recettori dalla più disparata funzione (crescita, movimento ed altre funzioni) e, in ultima istanza, controllando l’ingresso nella via di morte cellulare programmata, l’apoptosi. Normalmente p53 agisce come una sorta di sorvegliante molecolare, controllando che gli acidi nucleici, DNA ed RNA, siano conformati e trascritti come dovrebbero esserlo fisiologicamente. Qualora però, in seguito a danno di vario tipo al codice genetico cellulare (da radiazioni ionizzanti, da agenti alchilanti, da molecole tossiche spesso liposolubili – derivati del catrame, oli minerali –), p53 comincia a lavorare su più livelli contemporaneamente: da una parte continua a controllare la qualità dell’espressione genica della cellula, da un’altra tenta di reclutare i sistemi di riparazione del DNA e, infine, nel caso in cui la riparazione degli errori nel codice genetico (mutazioni) non fosse andata a buon fine, questa piccola proteina dà il via alla morte cellulare programmata; la cellula così si smantella e si autoelimina, evitando di progredire nel sentiero multistep che conduce alla trasformazione di una cellula normale in clone neoplastico e che vede come primo passo proprio l’espressione di prodotti genici derivati da DNA mutato: la cellula apoptotica verrà prontamente rimpiazzata da una cellula più giovane e più pronta nella riparazione di eventuali futuri danni al codice genetico.

La proteina Drago

dragoIndividuata recentemente da un gruppo di ricercatori che opera presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri“ , questa molecola – anch’essa una proteina – collabora con p53 potenziandone le funzioni di oncosoppressore, garantendo quel margine di sicurezza, rappresentato dalla riparazione dei danni al DNA e dall’apoptosi, che separa una cellula alterata dal diventare un clone neoplastico, che darebbe origine a generazioni e generazioni di altre cellule tumorali, magari ancora più aggressive. E’ proprio l’aggressività del tumore stesso, spiega Massimo Broggini, responsabile del Laboratorio di Farmacologia Molecolare del “ Mario Negri “ di Roma, che dipende dai livelli di espressione della proteina Drago: minore è la sintesi di proteina Drago, maggiore è la malignità del tumore, che quindi si presenterà più aggressivo, invasivo e spesso anche più difficile da aggredire farmacologicamente. Questi riscontri molecolari sono stati suffragati da test su animali di laboratorio privi del gene per p53 o per p53 e per Drago: nel secondo caso, la propensione a sviluppare tumori più aggressivi era significativamente superiore. Il gruppo di controllo, con un’espressione di p53 e Drago fisiologici, sviluppava naturalmente meno tumori degli altri due gruppi.

Sfide future

Sulla scorta di questo studio italiano, pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute, verranno progettati ulteriori approfondimenti di ricerca riguardo il ruolo della proteina Drago e, soprattutto, sulla sua possibile reintroduzione in cellule tumorali che ne hanno perso la normale espressione, sfruttando una tecnica verso cui oggi viene rivolta sempre maggior attenzione, la terapia genica.



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