Sabato, 21 ottobre 2017 - ORE:08:40

Quanto cervello usiamo per parlare ?

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Studi sul cervello e la parola

I due scienziati che hanno contribuito maggiormente alla definizione dei circuiti nervosi legati alla parola sono stati Broca e Wernicke, da cui prendono in nome le aree cerebrali deputate alla elaborazione e comprensione del linguaggio.

L’area di Broca è una piccola area localizzata nella circonvoluzione frontale (cioè all’altezza di una grande piegatura nella parte anteriore della corteccia cerebrale): da qui partono fibre nervose verso l’area motoria primaria, che a sua volta comanda quei muscoli deputati alla produzione del linguaggio (muscoli faringei, lingua, muscoli mimici del volto).
L’area di Wernicke, localizzata nel lobo temporale, è invece deputata alla comprensione del linguaggio, sia scritto che parlato.
Le due aree sono infine unite dal fascicolo arcuato, che consente quindi il collegamento tra le due funzioni. Questo fascicolo è particolarmente importante nei processi di “trasformazione sensori-motoria”, cioè in quei processi di collegamento tra percezione e produzione linguistica (per esempio la ripetizione di parole che abbiamo appena sentito). Una lesione di questo fascicolo provoca infatti la afasia di conduzione, cioè un deficit nella elaborazione del linguaggio caratterizzato soprattutto da compromissione della ripetizione.

Il modello classico della figurazione del linguaggio nel cervello

Il modello classico prevede la lateralizzazione del linguaggio: le due aree sono presenti in entrambi gli emisferi, ma l’emisfero sinistro risulta dominante nei processi linguistici (almeno nel 90% degli individui). Anche il processo di trasformazione sensori-motoria, dovuto al collegamento tra le due aree, viene quindi considerato come prerogativa principalmente di un emisfero.
L’emisfero destro non è comunque privo di funzione, ma è correlato con la prosodia, cioè la percezione degli aspetti emozionali del linguaggio come la intonazione della voce.

Le nuove teorie

Ciò che si contesta al modello classico è di essere stato ottenuto tramite “prove indirette”, cioè tramite studi su pazienti con deficit di linguaggio (le così dette afasie) dovuti a lesione cerebrali come ad esempio un ictus. (Se ti interessa saperne di più sul Linguaggio leggi qui)

Studi più recenti invece si basano su prove dirette: ricercatori della New York University guidati da Gregory Cogan hanno misurato, tramite elettrodi intracranici, l’attività cerebrale di pazienti affetti da epilessia impegnati in varie attività.
Essi hanno fatto ascoltare e ripetere a questi pazienti parole senza senso per evidenziare quali aree cerebrali erano coinvolte nella percezione e produzione del linguaggio, isolandole da quelle implicate nel riconoscimento concettuale delle parole: il risultato inaspettato è che entrambi gli emisferi si attivano!

Questo studio dimostra quindi che la trasformazione sensori-motoria coinvolge il cervello nella sua interezza, definendo quindi un quadro più complesso del modello lateralizzato fino ad oggi accettato.

Da tutto ciò possiamo trarre però una conclusione ben più ampia, cioè che siamo ancora ben lontani da definire in modo inequivocabile la meccanica cerebrale, e che anche modelli dati per certi possono essere smentiti o corretti. In neuroscienze, quindi, non è mai detta l’ultima parola.

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