Lunedi, 21 agosto 2017 - ORE:17:45

Endocannabinoidi e prospettive terapeutiche

endocannabinoidi

endocannabinoidi
Gli endocannabinoidi sono piccole molecole di natura lipidica derivanti da un acido grasso; si tratta per la precisione di molecole segnale, vale a dire molecole con la finalità di trasmissione di un segnale a una cellula in grado di recepirlo.

La peculiarità degli endocannabinoidi è quella di utilizzare i medesimi recettori ai quali va a legarsi anche il THC (tetraidrocannabinolo), che è il principio attivo maggiormente presente nella cannabis. Ecco perché l’intero sistema prende il nome di endocannabinoide; perché nella pianta della cannabis alcuni fitocannabinoidi presenti vanno a imitare gli effetti degli endocannabinoidi andandosi a legare agli stessi recettori.

Il sistema endocannabinoide assume quindi un’importanza fondamentale per il funzionamento del nostro organismo in quanto direttamente implicato in numerosi processi fisiologici tra i quali:

  • funzione neuromodulatoria nell’ambito del sistema nervoso centrale, quindi processi motori, cognitivi, sensoriali ecc…
  • percezione del dolore
  • regolazione dell’equilibrio energetico
  • ruolo neuro protettivo in casi di patologie neurodegenerative
  • modulazione del sistema immunitario

Gli endocannabinoidi conosciuti

Ad oggi sono stati identificati i seguenti endocannabinoidi: l’anandamide; il 2-arachidonoilglicerolo; il 2-arachidonilglyceril etere; la O-arachidonoil-etanolamina; la N-arachidonoil-dopamina.

L’anandamide e 2-arachidonoilglicerolo sono stati i primi due endocannabinoidi  a essere isolati e risultano essere quelli sui quali si sono effettuati i maggiori studi scientifici. La loro particolarità è di essere prodotti esclusivamente in casi di necessità, immagazzinati, rilasciati dalla cellule per essere poi disattivati dopo il rilascio.

Sistema cannabinoide e attività tonica

È stato dimostrata diverse volte e in varie condizioni un’ attività tonica svolta dal sistema cannabinoide; si è assistito in modo particolare a un innalzamento dei livelli di endocannabinoidi all’intero di un circuito cerebrale del dolore a seguito di stimoli dolorosi. Così come una attività tonica consistente si è ravvisata nei casi di controllo dell’appetito.

Tutti input che suggeriscono una modalità terapeutica di impiego piuttosto varia: d’altra parte il meccanismo con cui i cannabinoidi agiscono è piuttosto complesso e comporta un’ interazione con i recettori cannabinoidi oltre che l’aumento delle concentrazioni degli endocannabinoidi.

Da tempo sono entrati a far parte dell’uso clinico i bloccanti dei recettori cannabinoidi: vengono adoperati per trattare l’obesità e si sta studiando la loro efficacia per combattere le dipendenze.

Cannabinoidi ed effetti terapeutici

I cannabinoidi sono sempre più al centro della ricerca clinica: quello che conta è, ovviamente, riuscire a separare nettamente gli effetti terapeutici che si stanno inseguendo dagli effetti psicotropi della sostanza.

Al riguardo, la tendenza è quella di somministrare al contempo i cannabinoidi THC e CBD: il primo è quello maggiormente presente nella cannabis, il secondo non ha effetti psicotropi e su di lui si stanno concentrando da tempo le attenzioni della ricerca per finalità curative. È infatti in forte crescita l’impiego dei semi di CBD per applicazioni mediche.

Altre tendenze sono quella relativa allo sviluppo di agonisti dei recettori cannabinoidi e di composti che vadano a influenzare i livelli di endocannabinoidi. Alcuni test condotti su animali avrebbero infatti dimostrato l’efficacia di questi approcci per combattere patologie quali ansia, crescita tumorale e dolori vari. Ecco perché gli studi scientifici proseguono in quella direzione.



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