Martedi, 25 luglio 2017 - ORE:16:52

Junk food dannoso, collegato a patologie arteriosclerotiche e Alzheimer

junk food

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Il junk food è una tentazione da golosi…

Sappiamo bene quanto talvolta ci faccia piacere concederci una sera a cena, magari in compagnia di amici, un bel contorno di patatine fritte che accompagna un hamburger ben condito di varie salse, con tanto di fettina di formaggio fuso a sciogliersi sulla carne grigliata. Sebbene in quel momento appaghiamo le nostre voluttà culinarie, forniamo al nostro organismo, oltre a una consistente “bomba” calorica, che si farà risentire innanzitutto a livello digestivo e, in un secondo momento, sull’adipe addominale, un carico di composti di comprovata tossicità che, a lungo termine, arriva ad inficiare le funzioni cognitive e mnemoniche del nostro cervello.

Ma non fa poi così tanto bene

Molteplici studi, che hanno preso vita da gruppi di ricerca in campo medico e biochimico sempre più organizzati ed in contatto fra loro, hanno analizzato le abitudini alimentari dell’uomo medio occidentale, mettendo in risalto i pregi e soprattutto i difetti che la dieta “all’occidentale” porta con sé. Gli errori che si compiono nell’impostare il nostro regime alimentare, ancora prima dell’assumere sostanze nocive in smodate quantità, riguardano il non giovarsi di tutti quegli aspetti positivi che rappresentano parti integranti della nostra dieta – in particolare quella mediterranea – e che spesso tendono ad essere dimenticati.

Junk food estremamente dannoso se in eccesso

Per quanto riguarda gli alimenti meno salutari per il nostro organismo – fra cui andrebbe annoverato il pasto descritto all’inizio dell’articolo!–, su cui la ricerca nel campo medico-biochimico del settore si è particolarmente concentrata negli ultimi anni, sono emerse numerose categorie di cibi “dannosi”, che condividono in realtà un numero ben più esiguo di composti chimici tossici per le funzioni che svolgono i nostri organi; questi cibi, così apparentemente diversi tra loro– si va dalle fritture di vario genere alle carni alla griglia ai cibi cotti in forno o in padella–, sono invece accomunati dal fatto di contenere sostanze che, direttamente dopo l’assorbimento intestinale o dopo una elaborazione da parte dell’organismo, rendono più difficoltoso, a lungo andare, lo svolgimento delle nostre attività quotidiane. Su questo aspetto influiscono naturalmente le dosi, generalmente eccessive, che ingeriamo di ciascun composto potenzialmente tossico: questo quindi non significa che dobbiamo astenerci completamente da hamburger o patatine, ma che non dobbiamo eccedere nel loro consumo, innanzitutto perché altrimenti rischiamo di mettere a repentaglio le funzioni fisiologiche del nostro corpo, e poi perché variare la propria dieta durante la settimana e durante le stagioni, consumando prodotti tipici del periodo dell’anno in cui siamo, è un ottimo presidio per non incappare mai in queste problematiche. E’ da tenere in considerazione che la cultura dell’opulenza e dell’accumulo senza limiti in cui viviamo immersi da quando siamo nati non fa che remare contro a quanto appena detto.

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Quali sono, dunque, gli effetti a lungo termine della dieta a base di junk food?

Colesterolo cattivo- Studi ormai abbastanza datati hanno dimostrato un’associazione stringente fra elevato consumo di alimenti ricchi in trigliceridi e colesterolo (fritture, salse grasse come la maionese, uova, certi formaggi, condimenti troppo ricchi in olio) e l’insorgenza di patologie arteriosclerotiche: un ispessimento e una perdita di elasticità in vasi arteriosi di grosso e medio calibro, dovuto all’accumulo di grassi, colesterolo “cattivo” LDL, cellule infiammatorie e anche di altro tipo, possono portare alla formazione di strutture dette ateromi, ispessimenti che sporgono nel lume vascolare e che progressivamente possono ingrandirsi fino ad occluderlo.

Infarto- Infatti ciò da gravi patologie ischemiche – fra cui il più noto è l’infarto miocardico per occlusione delle coronarie, seguito da problematiche cerebrali ischemiche o di franco infarto, come l’ictus, o comunque collegate al sistema nervoso centrale, come le retinopatie –; l’ateroma può andare incontro a frammentazione, e i prodotti della sua disgregazione possono occludere vasi più piccoli, generando quadri di infarto anche a distanza dal sito di formazione dell’ateroma. Un altro elemento di pericolosità è rappresentato dalla capacità dell’ateroma di legare le piastrine circolanti sulla propria superficie, creando quello che si definisce trombo, che può occludere facilmente il lume vascolare o comunque ridurre di molto il calibro del vaso: se questo processo di riduzione di flusso ematico avviene con eccessiva rapidità, impedendo all’organismo di compensare con la creazione di circoli collaterali, possiamo avere forti manifestazioni dolorifiche che spesso accompagnano l’impossibilità di compiere gesti banali come, ad esempio, compiere una piccola corsa per una decina di metri senza zoppicare.

Diabete e Alzheimer

Studi più recenti si sono invece concentrati sul ruolo che rivestono certi tipi di cottura (frittura, cottura in padella ed in forno con abbondante olio) nel generare una categoria di composti che possono risultare tossici per l’organismo, i cosiddetti AGEs (Advanced Glycation End-products, prodotti finali della glicazione): queste sostanze sono, come suggerisce il nome, dei composti biochimici che si generano durante, e soprattutto alla fine, di reazioni alla base dei suddetti metodi di cottura –fra queste si citano spesso le reazioni di Amadori e di Maillard, insieme alla reazione che porta alla creazione delle basi di Schiff–, in particolare sulla superficie esterna dei cibi; la glicazione è un processo non enzimatico, che per questa sua particolarità si distingue dalla forse più nota glicosilazione: ciò non significa che l’organismo non produca AGEs, poiché in effetti lo fa –ed è, tra l’altro, un processo non regolabile in quanto non enzimatico –, ma ne produce quantitativi tali da non risultare di per sé tossici; quando però noi, con una dieta non equilibrata, poco attenta e smodata, introduciamo molti più AGEs di quanti l’organismo possa smaltirne– questo accade soprattutto quando seguiamo la stessa alimentazione per molti giorni di seguito –, cominciamo a manifestare sintomi a vari livelli.
Gli AGEs sono stati dimostrati agenti proinfiammatori nel corollario patologico che consegue al diabete: questa è un’implicazione non di poco conto, in quanto proprio questo tipo di alimentazione, che eccede spesso anche negli zuccheri, conduce al diabete di tipo 2, ovvero quello insulinoresistente.

Uno studio di Helen Vlassara della Mount Sinai School of Medicine di New York, pubblicato di recente sulla rivista PNAS – Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America –, ha evidenziato come gli AGEs possano promuovere l’accumulo di sostanza beta amiloide nel tessuto nervoso: questa sostanza, accumulandosi nel tempo a livello del tessuto nervoso, pare essere implicata nella patogenesi della malattia di Alzheimer e di altre condizioni di impairment delle funzioni mnemoniche e cognitive. Se a questa influenza negativa della dieta a base di junk food aggiungiamo le problematiche che questa comporta a carico del sistema circolatorio, che rappresenta un valido elemento di aiuto nell’allontanamento dal sistema nervoso della proteina beta amiloide, possiamo effettivamente comprendere i seri rischi a cui la cultura occidentale talvolta ci espone.

Ciò che quindi possiamo fare per prevenire i danni di una dieta troppo marcatamente impostata su fritto, cibi grassi o molto conditi, oltre a limitare il consumo di questi alimenti, è variare costantemente la propria alimentazione plasmandola sulla stagione dell’anno, sul proprio stato di salute, sullo stile di vita condotto e sulla fase della vita in cui ci troviamo.



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