Domenica, 22 ottobre 2017 - ORE:04:50

Perché imitiamo le persone: I neuroni specchio

neuroni a specchio

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La scoperta

Il gruppo di ricercatori stava studiando la funzione della corteccia motoria nei macachi, cioè quella parte di corteccia cerebrale che si attiva quando il soggetto, in questo caso l’animale, si muove. Essi notarono però che inspiegabilmente la corteccia motoria si attivava anche quando l’animale era fermo e a muoversi erano invece i ricercatori.

Studi successivi hanno dimostrato che i neuroni specchio sono proprio neuroni che si attivano quando vediamo compiere delle azioni agli altri: una copia del movimento altrui si genera anche nei circuiti cerebrali dell’osservatore, anche se questo rimane perfettamente immobile.

I neuroni si attivano di fronte a azioni e emozioni

La scoperta dei neuroni specchio ha suscitato grande scalpore in tutta la comunità scientifica, dando adito a tutta una serie di interpretazioni anche molto fantasiose riguardo alla loro funzione. Un ruolo sicuramente riconosciuto a questi neuroni è quello di essere alla base del meccanismo di empatia: oltre ad attivarsi quando vediamo compiere azione “fredde” agli altri, infatti, i neuroni specchio si attivano anche di fronte a manifestazioni emozionali, come ad esempio il pianto.

Ecco dunque perché quando vediamo un film drammatico dobbiamo trattenere le lacrime, o perché ci sentiamo subito nervosi quando siamo insieme a una persona di cattivo umore: i nostri neuroni specchio registrano l’azione o lo stato d’animo degli altri e ne creano copie nel nostro cervello!

Qual è lo scopo di tutto questo? I neuroni specchio sono alla base di un meccanismo di immedesimazione, che porta ciascuno ad avere una visione unitaria di sé e dell’altro, sconfessando il principio “homo homini lupus” che sembra invece adattarsi molto bene alla nostra società.

Neuroni specchio e autismo

Una scoperta interessante è quella della relazione tra i neuroni specchio e l’autismo, messa in luce da un esperimento che mira a osservare la funzionalità di questi neuroni in bambini autistici e non autistici: a entrambi i gruppi di bambini era chiesto di osservare uno sperimentatore che afferrava un cioccolatino e lo portava alla bocca.

Osservando la attività dei muscoli che servono per aprire la bocca, si è notato che nei bambini non autistici l’attività muscolare aumenta non quando lo sperimentatore ingerisce il cioccolatino, ma quando alza la mano per prenderlo! I neuroni specchio quindi hanno registrato il movimento della mano e capito la finalità dell’azione, anticipandola: è come se questi neuroni mandassero il messaggio “ho visto e capito quello che l’altro sta facendo”, consentendo una comprensione immediata della realtà senza la necessità di compiere un elaborato ragionamento logico.

Nei bambini autistici invece l’elettromiogramma era piatto: essi non erano in grado di immedesimarsi, di “entrare nei panni” dello sperimentatore, e la comprensione del gesto era solo di natura intuitiva (il cioccolatino si mangia, lui prende un cioccolatino, quindi lui mangerà il cioccolatino).

Questo spiega anche alcuni comportamenti osservati nei soggetti autistici, e fornisce spunti per nuove terapie: ad esempio, insegnando a questi soggetti a compiere certi movimenti, potrebbe renderli in grado di capire anche quello che fanno gli altri attivando i neuroni specchio.

makako

Nuove frontiere per la terapia

Un’altra possibilità terapeutica che sfrutta i neuroni specchio riguarda i soggetti con insulti cerebrali, che non sono in grado di compiere movimenti: facendo osservare a questi soggetti dei filmati di persone che si muovono, si attiverebbero i loro neuroni specchio, e questo consentirebbe la attivazione “esogena” del sistema motorio in soggetti che non possono più attivarlo in modo “endogeno”, mantenendo quindi in vita le sinapsi cerebrali.

La scoperta dei neuroni specchio rappresenta quindi un passo fondamentale per le neuroscienze e la psicologia, o, per dirla con le parole di Ramachandran:

“I neuroni specchio saranno per la psicologia quello che il DNA è stato per la biologia”



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