Sabato, 21 ottobre 2017 - ORE:08:39

Perchè smettere di fumare è così difficile?

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Camminando per le strade ci si accorge di come ormai il fumo di sigaretta sia diventato una abitudine comune per la maggioranza delle persone, di cui molte hanno sperimentato sulla propria pelle come sia difficile smettere di fumare una volta cominciato, e come ogni tentativo porti spesso al fallimento.

Perché è così difficile smettere di fumare?

La nicotina sembra essere l’unica sostanza farmacologicamente attiva nelle foglie della pianta del tabacco, dove si accumula dopo essere stata sintetizzata nelle radici.

È una piccola molecola ma dalla azione potente: insieme a cocaina, alcol, amfetamine, cannabis e eroina rientra di diritto nella categorie delle sostanze psicostimolanti che creano dipendenza. Al pari di quelle che consideriamo droghe, infatti, la nicotina è in grado di stimolare il centro cerebrale del piacere (lo stesso che si attiva di fronte a un piatto di spaghetti ad esempio) innescando una spirale di dipendenza in cui più sigarette si fumano più se ne fumerebbero.

Non tutti però siamo uguali: insieme ai tanti che non riescono proprio a smettere di cercare la sigaretta dopo mangiato o a metà mattina, ci sono anche persone che non sviluppano mai una forma di dipendenza così forte in tutta la loro vita. Ma perché questa differenza?

Il segreto è nel fegato

La nicotina viene assorbita soprattutto attraverso inalazione e una volta entrata nell’organismo va al fegato, dove viene metabolizzata. Ogni sostanza che introduciamo nel nostro organismo infatti, farmaci e droghe comprese, necessitano di essere trasformati a livello epatico in un composto dalla struttura diversa, che l’organismo riesca a eliminare meglio.

La nicotina viene metabolizzata da un enzima chiamato CYP2A6 in cotinina, e poi eliminata attraverso le urine e altre secrezioni come il latte materno (ecco perché se una donna che sta allattando fuma, la nicotina può passare anche al bambino).

Recentemente è stato scoperto che il 25% della popolazione presenta una variante dell’enzima CYP2A6 che lo rende meno attivo: enzima meno attivo significa meno capacità di metabolizzare la nicotina, quindi, a parità di sigarette fumate, una concentrazione della sostanza nel plasma maggiore. Questo significa che per attivare il centro cerebrale del piacere servono meno sigarette in una giornata: questi soggetti, chiamati bassi metabolizzatori, tendono infatti a fumare di meno e a non sviluppare dipendenza.

Non sviluppando dipendenza, sarà facile per loro limitarsi alla “sigaretta del sabato sera” e smettere di fumare quando decidono di averne abbastanza.

Fumando meno, quindi, hanno anche una minore esposizione alle sostanze cancerogene contenute nelle sigarette, e quindi saranno meno soggetti allo sviluppo di cancro.

La risposta al problema è, alla resa dei conti, dentro di noi.



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