Sabato, 25 novembre 2017 - ORE:06:54

9 miliardi di persone nel 2050? Ecco la soluzione alla mancanza di cibo

mancanza di cibo

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In mancanza di cibo come faremo a sopravvivere in un ipotetico futuro?

Normalmente si tende a pensare che la mancanza di cibo sia un problema legato indissolubilmente a realtà più stratte e lontane, quelle del terzo mondo ad esempio, in  alcune zone dell’Africa, e in altri luoghi simili, in cui ogni giorno vengono lanciati appelli in merito alla malnutrizione o l’assenza di un’alimentazione adeguata.

Si tende a pensare infatti che nei paesi più sviluppati questo sia un problema che non verrà mai a galla, ma potrebbe rivelarsi un grosso errore: l’aumento della popolazione mondiale e il mancato sviluppo di una risposta adeguata per il reperimento di nuove risorse alimentari potrebbe costituire un ostacolo anche per gli stati più floridi e ricchi di oggi. Per trovare una risposta efficace ad un futuro aumento demografico, un gruppo di scienziati americani hanno dunque intrapreso una serie di studi per poter trovare una soluzione al problema di una possibile- e probabile- mancanza di cibo.

Un metodo per aumentare la produzione entro il 2050

Le statistiche rivelano che all’attuale ritmo di aumento delle nascite, la popolazione mondiale arriverebbe a superare la soglia dei 9 miliardi entro il 2050, e a quel punto, un rimedio per il reperimento delle risorse diventerebbe una tappa obbligata per assicurare un sostentamento adeguato per miliardi e miliardi di vite. Per questo un team di scienziati ha mosso i primi passi in questa direzione con il progetto AgMIP (Agricoultural Model Intercomparison and Improvement Project), arrivando a pubblicare un sistema in grado di prevedere quali saranno i cambiamenti climatici futuri in relazione ai raccolti di grano e frumento, per poter agire di conseguenza e aumentare la produzione sfruttando i dati climatici raccolti.

Un nuovo modello per prevedere i cambiamenti climatici

Come sottolineato da Bruno Basso, scienziato dell’ecosistema all’Università del Michigan e membro del progetto, “i modelli migliorati di grano possono aiutare a guidare le nazioni sviluppate e in fase di sviluppo ad adattarsi al cambiamenti climatici per migliorare la sicurezza nella produzione di cibo e nutrire più persone”.

Un procedimento dunque che riuscirebbe  a prevenire tutte le incertezze dovute ai mutamenti climatici, giocando in largo anticipo su ogni eventualità futura e incoraggiando così i vari paesi a fronteggiare ogni singolo clima per avere più vantaggio sulla produzione di grano. Un metodo intuitivo e valido per poter cancellare, o perlomeno ridimensionare, una futura crisi legata alla mancanza di cibo e risorse in generale.



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