Venerdi, 28 luglio 2017 - ORE:04:52

Da un gruppo del CNR di Lecce ecco il microscopio 3D: uno strumento dalle molteplici potenzialità al servizio della ricerca


Arriva dalla Puglia il non plus ultra della microscopia: un team leccese del Centro Nazionale delle Ricerche, il cui portavoce è Stefano Leporatti, annuncia di aver messo a punto un microscopio 3D la cui risoluzione e le cui applicazioni pratiche superano di gran lunga le più avanzate tecniche di microscopia finora disponibili – tra queste ricordiamo il microscopio elettronico a scansione ( SEM ), il microscopio a fluorescenza ed il microscopio confocale– .

E’ proprio dalle tecnologie di analisi atomica e subatomica già esistenti, spiega Leporatti, che il team di ricercatori, comprendente biotecnologi, biologi e specialisti di nanotecnologie, ha preso le mosse: il microscopio 3D raccoglie in sé, integrandoli fra loro, i poteri risolutivi delle microscopie confocale laser, a riflessione interna totale in fluorescenza e a forza atomica. L’elegante unione di questi tipi diversi ha reso possibile osservare nitidamente distanze pari a miliardesimi di millimetro ( 10^-12 metri ).

La risoluzione elevatissima non è l’ unico pregio di questo innovativo strumento: esso permette infatti, proprio grazie alle tre componenti da cui deriva, di ottenere simultaneamente informazioni di natura diversa sul preparato osservato. La dicitura “ 3D “ sta proprio per i tre aspetti morfofunzionali dei preparati osservati che si riescono a descrivere mediante l’ applicazione di tale tecnologia. Dalla microscopia confocale il microscopio 3D ha ” ereditato “ la capacità di permettere all’ osservatore l’ analisi volumetrica diretta del campione; la microscopia a riflessione dimostra i meccanismi citologici di adesione al sostegno offerto al campione; ma microscopia a forza atomica, infine, permette una dettagliata visualizzazione superficiale.

Le applicazioni di tale tecnologia sono molteplici e decisamente interessanti: prima fra tutte svetta la terapia selettiva delle cellule ammalate o tumorali, che si ipotizza attuabile mediante nanocapsule che dispensano selettivamente farmaci all’ interno dell’ organismo. Il microscopio 3D permetterà di valutarne l’ efficacia in situ. Un altro aspetto, sempre collegato all’ oncologia, è la misurazione, attraverso questa innovativa tecnologia, dell’ elasticità della membrana plasmatica di una cellula, la quale rappresenta un indicatore di natura citoscheletrica riguardo la salute cellulare o, al contrario, l’avviamento della cellula verso comportamenti displastici.

Lucia Sorba, direttrice dell’ Istituto Nanoscienze del CNR, si dichiara più che soddisfatta dell’ integrazione multidisciplinare che ha portato alla messa a punto della microscopia 3D, nonché delle numerose collaborazioni già avviate con altri importanti centri di ricerca biomedica nel mondo: l’ Istituto Nazionale Tumori ( Milano ), il Max Planck Institute ( Potsdam, Germania ), la Louisiana Tech University ( USA ).



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