Sabato, 21 ottobre 2017 - ORE:08:41

Dimmi dove metti Mi Piace e ti dirò chi sei


Dimmi dove metti Mi Piace e ti dirò chi seiDimmi dove metti Mi Piace e ti dirò chi sei

Michael KosinskiSiamo quello che clicchiamo. Questo è il messaggio che Michal Kosinski e i suoi due collaboratori David Stillwell e Thore Graepel hanno lanciato attraverso la loro recente ricerca sui Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, anche se loro preferiscono parlare di “previsione dei comportamenti umani da specifici digital records”. L’aspetto stimolante – e un poco preoccupante, senza dubbio sorprendente – della ricerca condotta all’Università di Cambridge è che la prevedibilità individuale sul proprio comportamento e riguardo le nostre inclinazioni non dipende, secondo il gruppo di Kosinski, dalle semplici palesi esternazioni che facciamo nella vita sociale di tutti i giorni, sia essa reale o virtuale, condotta tramite i social network. Per l’appunto, i due psicologi del team hanno richiesto espressamente allo specialista informatico di progettare un programma che scansionasse ed analizzasse le liste dei vari Mi Piace apposti durante la navigazione su Facebook da parte di un campione statisticamente omogeneo composto da oltre 58000 volontari di nazionalità americana.

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L’analisi e lo studio

Dalle preferenze espresse su Facebook da ciascuna delle persone che ha preso parte all’esperimento il programma ha estrapolato, mediante un algoritmo ben preciso, i topics che potessero tornare utili per rispondere a delle domande cui lo stesso programma avrebbe dovuto rispondere: basandosi sempre sull’algoritmo progettato appositamente per lo studio di Kosinski et al., il programma è riuscito a delineare un profilo psico – attitudinale delle persone in studio, sulla base di parametri richiesti espressamente dai ricercatori, come presunti etnia, credo religioso, sesso, orientamento politico ( repubblicani vs democratici ) ed altri aspetti ancora più personali, come l’inclinazione all’assunzione di alcolici o al vizio del fumo; il programma era addirittura in grado di predire, sebbene con un po’ meno efficienza ( con una probabilità pari a circa il 60 % di rispondere correttamente), se i genitori dell’individuo in questione si fossero separati prima o dopo il suo ventunesimo compleanno.
Al di là di questo risultato meno soddisfacente, l’algoritmo è stato capace di inferire correttamente altri parametri strutturanti mentalità e personalità con percentuali molto più elevate, rasentando talvolta il 95 % – è questo il caso della predizione sull’origine etnico-geografica della famiglia del probando – .

Mi PiaceLa filosofia del Mi Piace

Mi Piace è l’ormai famosissima opzione disponibile subito sotto ad ogni post pubblicato su Facebook da ogni utente che ne usufruisce. E’ diventato talmente popolare ed utilizzato che con un aggiornamento di Facebook è stato reso disponibile non solo per i post, ma anche per i singoli commenti ai post. Il fenomeno (meta)sociale che sta dietro il clic del tasto Mi Piace cela ben più del semplice gradimento: si mette Mi Piace per esprimere approvazione, compassione, empatia; un Mi Piace può essere ironico, un altro audace e un altro ancora altamente provocatorio; amicizie possono essere minate da un Mi Piace di troppo o di troppo poco.
Chissà se tutto questo ci piace davvero.

Strategia di MarketingLe inferenze dalle inferenze

La cosa sorprendente è che l’inferenza di cui si è dimostrato capace l’algoritmo si è basata su dati di studio casuali (una lista di Mi Piace che possono essere stati messi su tutte le possibili pagine visitabili di Facebook) e non inerenti alla previsione in questione (queste erano eliminate: per fare un esempio, i Mi Piace apposti alle pagine ufficiali dei democratici americani non sono state fornite al programma di previsione dei profili psicologici se ad esso veniva chiesto di prevedere quali fossero le propensioni dell’individuo in campo politico ).
Tale considerazione ci porta a porci delle domande importanti: se non manifestiamo espressamente una nostra idea o convinzione perché non abbiamo intenzione di renderla pubblica su un social network, questa viene comunque percepita? Se sì, in che grado? Possono originarsi degli involontari e spiacevoli misunderstanding? Dobbiamo archiviare la faccenda etichettandola come “messaggi subliminali“?
Probabilmente la risposta è molto più semplice: forse noi, in quanto esseri umani dalle capacità fisiche limitate ma dall’intelligenza magnifica, spropositata ed eclettica, non siamo in grado di valutare la summa di ciò che abbiamo gradito su Facebook o su altri social network, non siamo capaci di memorizzare ogni parola, ogni immagine, ogni commento, ogni post. Ciò è però accessibile alle macchine, alle intelligenze artificiali dalle ridotte espressività ed emotività ma dalle elevate prestazioni calcolatrici: sulla base di questo presupposto muoveranno evidentemente i promoters pubblicitari e gli esperti di marketing delle più svariate ditte, che si avvalgono di Facebook come mezzo per ampliare sempre più il loro spettro di clienti facendo dei social network un settore di punta per quanto riguarda gli investimenti in campo finanziario.
Tutto ciò, volenti o nolenti, non farà altro che massimizzare la specificità della pubblicità personalizzata e noi, incoscienti cliccatori taggatori pokatori dei social network, non potremo far altro che stare a guardare e subire solamente gli aspetti peggiori di una sempre più incalzante globalizzazione che taglia per lungo la piramide sociale, investendo poveri e ricchi, vecchi e giovani, uomini e donne. Perché alla fine la legge ormai non è più uguale per tutti, il Mi Piace invece sì.



Fate sempre attenzione! di ldgsocial
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