Mercoledi, 18 ottobre 2017 - ORE:14:45

Quando il nostro “pet” diventa una cura


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Pet: se apriamo un qualunque dizionario di Inglese alla parola “pet” troviamo una notevole sfilza di traduzioni, quelle che più hanno attratto la mia attenzione sono state  “vezzeggiativo, fare all’amore, coccolare”. Queste già indicano una sfera di significato che rimanda all’affettività, nel senso che qui tratteremo il pet infatti è un animale verso il quale nutriamo sentimenti amichevoli, un beniamino; infatti, come aggettivo “pet” significa anche “favorito, preferito”.

Su 62 milioni di abitanti in Italia abbiamo 45 milioni di animali domestici, tra cani, gatti, uccellini e quant’ altro. Stando alle statistiche il 20% dei single possiede un animale domestico,ed è presente almeno un cane ogni due famiglie.. i numeri parlano chiaro e ci dicono che il pet oggi, nonostante i costi che comporta, è diventato parte integrante della vita quotidiana. Ma andiamo più a fondo, a rintracciare quali potrebbero essere le cause di un tale dilagare di “adozioni”. L’industrializzazione e l’avanzamento tecnologico sembrano aver risolto, a partire dal XIX secolo, tanti problemi connessi ai bisogni degli uomini, come per esempio l’esigenza di avere un tetto, una discreta quantità di alimenti e la prevenzione dalle malattie. Tuttavia la modernità ha fallito miseramente nell’offrire alla gente una certa qualità di compagnia tale da fornire reciproco supporto. Popolazioni organizzate in bande o villaggi, non ancora investite dall’onda dell’occidentalizzazione, vivono in famiglie allargate e a stretto contatto con tutti i membri della comunità. La compagnia non costituisce un problema per tali società, l’alleanza e il reciproco supporto permettono di affrontare le difficoltà della vita e l’uso di animali domestici non è una necessità.

Oggi la gente vive isolata, lontana dalla famiglia di origine e dagli amici, la famiglia allargata è diventata una famiglia nucleare: coppia di genitori (o anche solo un genitore) e due figli, massimo tre. mancano delle radici profonde e delle relazioni amichevoli strette come possono essere quelle legate alla convivenza con più persone. Una volta partiti i figli nelle case degli anziani genitori cade l’ombra della “sindrome da nido vuoto”. La competitività nel lavoro, negli affari, a scuola e la vita in generale costringe gli individui a fidarsi solo di un ristretto gruppo di persone o di nessuno tranne che di se stessi. Gli animali domestici sono in grado di compensare almeno in maniera parziale l’insoddisfazione nelle relazioni,  i pet possono aiutare le persone a superare l’anonimia e la mancanza di solidarietà dovuta magari al vivere in grandi città. Sono qualcuno per cui tornare a casa. Ci fanno sentire importanti perché la loro vita è spesso e volentieri nelle nostre mani, possono darci affetto e farsi coccolare quando ne abbiamo voglia.

Anche se non è possibile avere una conversazione con il nostro animale domestico, sfido chiunque a negare di non avergli rivolto la parola almeno una volta! Infatti, se non possono essere grandi conversatori, i nostri gatti e cani possono per lo meno essere degli pseudo ascoltatori. Avere qualcuno che anche ci ascolti diminuisce in modo impressionante i livelli di frustrazione e di ansia. Da vari esperimenti è emerso che quando entriamo a contatto con un pet i valori di pulsazione cardiaca diminuiscono e la tensione si allenta, anche il solo fissare un pesciolino che nuota nell’acquario di casa basta a diminuire la pressione arteriosa in forma clinicamente rilevabile, figuratevi avere tra le braccia un bel cucciolotto!

Quando il nostro pet diventa una cura: I benefici del rapporto uomo-animale furono addirittura introdotti nella medicina classica come co-terapia, per integrare una cura medica in cui il paziente si dimostrasse poco partecipativo e restio alla cura stessa. Nel 1960 Boris Levinson, psichiatra infantile di origine statunitense, fu il primo a mettere in atto la così detta pet therapy applicandola direttamente ai suoi pazienti e riscontrando benefici incommensurabili. Ad oggi gli animali che partecipano alla pet therapy sono cani, gatti, delfini, cavalli e asini, questi ultimi si sono dimostrati estremamente docili e intelligenti durante gli esperimenti di interazioni con persone affette da neurosi e depressione. Il contatto fisico con un animale aiuta ad essere consapevoli della propria fisicità, interagire con un cane, ad esempio, sviluppa il senso della socievolezza e aumenta la sicurezza in noi stessi, ci insegna a fidarci di un essere vivente oltre che a farci divertire. Se il paziente ha uno stato d’animo alto, la cura medica avrà molto più probabilità di andare a a buon fine.



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