Sabato, 21 ottobre 2017 - ORE:08:37

DNA e relax: quando il rilassamento penetra nell’espressione genica


rilassamento

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Stress e rilassamento

Con il termine Stress ascriviamo una gamma vastissima di stimoli che ci investono quotidianamente, dai pensieri che ci danno certe incombenze più o meno ricorrenti nella vita – le rate del mutuo da pagare, un trasloco o un viaggio da organizzare – agli insulti fisici e psico-fisici di svariata entità, da una corsa per andare a prendere l’autobus o il treno quando siamo in ritardo a un trauma o una malattia che ci troviamo ad affrontare per un certo periodo della nostra vita. Tutte queste cause di stress e soprattutto le loro conseguenze sul metabolismo cellulare e sulla qualità della nostra vita sono state ampiamente esplorate, valutate, analizzate e, per una buona parte, comprese sotto il profilo medico ma anche quello psicologico. Ma cosa sappiamo invece del processo opposto, della risposta fisiologica che normalmente mettiamo in atto quando vogliamo staccare la spina per un po’? In poche parole, in che misura conosciamo la risposta di rilassamento, la normale reazione che un individuo appronta quando vive in modo un po’ troppo opprimente il peso degli impegni sul suo ego e sul suo fisico?

meditazioneLo studio di Herbert Benson e Towia Libermann

Un gruppo di ricercatori del Massachusetts General Hospital e Beth Israel Deaconess Medical Center della Harvard Medical School, coordinato da Herbert Benson e Towia Libermann, ha cercato di rispondere a queste domande, in quanto la letteratura disponibile sui processi che si oppongono allo stress, o che cercano di ricreare una valvola di sfogo alle situazioni stressanti, non è molto nutrita. Per questo motivo il team di ricerca di Benson e Libermann ha organizzato uno studio in cui sono stati analizzati nel tempo i profili di espressione genica di due gruppi sperimentali omogenei: il primo gruppo comprendeva 26 volontari, cui venivano monitorati i livelli di espressione di 22000 geni ritenuti possibili “target” del rilassamento; queste persone non avevano alcuna esperienza precedente in corsi specificamente orientati al rilassamento, e i geni in esame sono stati analizzati prima e dopo una seduta di apprendimento di una tecnica di rilassamento specifica – lo studio comprendeva come tecniche di rilassamento d’elezione la meditazione, lo yoga e la preghiera –; il secondo gruppo di volontari era costituito invece da persone dotate di una certa esperienza, maturata negli anni, nelle stesse pratiche di rilassamento: le modalità di osservazione dell’espressione genica sono state condotte in modo analogo rispetto al primo gruppo.

I risultati del rilassamento si vedono a livello genetico

Ciò che in primis emerge dallo studio di Benson e Libermann è che indubbiamente la differenza di espressione genica – ovvero quanto un gene viene più o meno trascritto per produrre la proteina codificata nella sua sequenza di basi puriniche e pirimidiniche – fra prima e dopo la seduta di rilassamento si fa più marcata negli individui che la praticano da più tempo: maturare una certa costanza ed assiduità nelle pratiche di rilassamento, concedendosi un po’ di tempo per sé ogni giorno quando ne sentiamo il bisogno, non può che essere dunque un bene per sé a anche per chi si ha intorno, poiché è con noi che si relaziona. Per quanto riguarda il comportamento messo in atto per scacciare lo stress non è emersa una tecnica particolarmente più efficiente delle altre nella gestione di situazioni stressanti: ciò in effetti rende conto del fatto che ciascuno di noi combatte lo stress in modo diverso, chi ad esempio con la musica e chi con la lettura, chi con l’ozio e chi con l’attività fisica, chi da solo e chi in compagnia.

NFKBDa un punto di vista molecolare i geni influenzati dalla risposta da rilassamento sono quelli codificanti l’ATPasi mitocondriale e l’insulina, che vengono sovraespressi quando ci rilassiamo, e l’NF-kB ( Nuclear Factor kappa-light-chain-enhancer of activated B cells ), che invece viene down-regolato ovvero sottoespresso: nell’insieme ciò comporta una generale organizzazione migliore della risposta cellulare allo stress, in quanto maggiori quantità di ATPasi implicano un migliore apparato energetico per far fronte allo stress, mentre l’insulina fa incamerare glucosio, combustibile cellulare per eccellenza, dal torrente ematico; la down-regolazione dell’NF-kB si spiegherebbe con una minor tendenza dei tessuti ad entrare in un regime infiammatorio abbassando la soglia di attivazione della risposta immunitaria – non sono infatti infrequenti disfunzioni immunitarie da stress –. La reazione da rilassamento consente, in ultima istanza, un approccio migliore con future situazioni stressanti, diminuendo, tra l’altro, l’attivazione dei fenomeni di autofagocitosi e di apoptosi, processi che entrano in gioco quando l’apparato mitocondriale per il rifornimento energetico della cellula inizia a non far più fronte alle richieste della cellula stessa, che pertanto subisce in breve tempo la carenza energetica, a cui si associano sovente i danni da ROS – specie reattive dell’ossigeno – che conseguono allo stress mitocondriale.

Dunque meditazione, biofeedback, preghiera e yoga, insieme a tutte le altre pratiche che ci permettono di evadere dall’inquadramento in cui spesso ci sentiamo confinati nella vita in società, sono ottimi alleati per dare una via di sfogo allo stress e per allentare la morsa del danno ossidativo sul nostro organismo, evitandoci spiacevoli ripercussioni a livello immunologico.



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